giovedì 14 febbraio 2008

Recensione - Baustelle - Amen


Amen è il trampolino della preghiera, la formula magica che avvolge l’invocazione e la lancia verso il cielo, dove si spera acquisti un senso immateriale ed eterno. Aperto dai 25’’ di piano di ‘E così sia’ (ma tornando subito indietro si trovano anche due ghost track, a patto di avere un lettore cd abbastanza recente), ‘Amen’ è dunque il titolo perfetto per un disco che parla di Dio senza dogmi e riflette sul senso dell’esistere e dell’apparire contemporaneo senza i fronzoli propri di tante chiacchiere pseudo sociologiche. ‘Amen’ è un disco che gioca con le parole senza sfiorare la retorica, che ama la citazione per amore del ricordo e non della lezione, che fa saltare sulla sedia nei sussurri e paralizza nel gioco al rialzo. Una fotografia capace di mettere davanti allo stesso obiettivo immigrazione, speed sex e lavoro precario, ma anche Alfredino, un disertore del ’43 e i poeti maledetti. Francesco Bianconi si conferma degno erede del cantautorato italiano ed è in grado di pensare arrangiamenti audaci, ma sempre sensati: gli stili giocano, si mescolano, stagliano il (pop) rock della linea armonica dominante su un controluce orchestrale poderoso (più di venti gli archi e numerosi fiati).Non stupisce allora trovare, fra gli amici MySpace dei Baustelle, Ennio Morricone e Jarvis Cocker, i Justice e Jane Birkin, Piero Ciampi (cantautore livornese morto nell’80 e restituito alla memoria in ‘Baudelaire’) e il musicista etiope Mulatu Astatke (che invece partecipa attivamente al disco, così come le “linkate” Beatrice Antolini e Beatrice Martini). La sensazione è potente e lieve al tempo stesso, la stessa del vuoto elettromagnetico fra calamite che si respingono. Così, il filo brit pop di ‘Colombo’ cuce le ironiche confessioni degli assassini del tenente strabico, tanto idolo della tv commerciale quanto feticcio del cinema indipendente di John Cassavetes; un ingannevole carillon apre il pop rock di ‘Charlie fa surf’, singolo di lancio dell’album che riprende il titolo di un’istallazione di Maurizio Cattelan per il graffito di un quindicenne “contro” che non vuole futuro. Graffi(ti) e spray anche ne ‘Il liberismo ha i giorni contati’, che di nuovo unisce brit pop e arrangiamenti più classici per raccontare il precariato, mentre la voce di Rachele Bastreghi diventa un sussurro sull’onda portante del piano de ‘L’aeroplano’. Indiscutibilmente trascinanti sono ‘Baudelaire’ e ‘Antropophagus’, talmente gustose da meritare di essere ascoltate, ballate e corse allo sfinimento: la prima per la sua fuga classica sollevata dall’incalzare della batteria e da un samba che si rivela al massimo sulla deriva elettronica finale; la seconda per la potenza immaginifica delle parole e il tiro rock che si scioglie su archi e percussioni. Canzone d’amore che viaggia nello spazio è ‘L’, twist più easy listening ‘Panico!’.È un coniglio che soffoca le lacrime nel cappello invece ‘Alfredo’, valzer – con un richiamo, anche qui, alla nostalgia dei carillon – che guarda il mondo con gli occhi di Alfredo Rampi, alla cronaca noto come Alfredino, vittima di un pozzo artesiano e involontario boccone degli sciacalli mediatici che – fino a quel 1981 – l’Italia televisiva non aveva ancora visto all’opera così manifestamente. Si apre sulle note di piano e oboe la bossa di ‘Dark Room’, allietata da archi e morbida batteria retrò, mentre morde ai polpacci, proprio a suon di batteria e chitarra, l’attacco de ‘L’uomo del secolo’, che apre anche a tamburello e fiati nostalgici. ‘La vita va’ si affaccia in punta di piedi per diventare aulica, con sensazioni al ralenti che esplodono in una ballad orchestrale; Jazzy e molto Settanta ‘Ethiopia’, mentre un tifo da stadio si unisce al tappeto di piano e archi di ‘Andarsene così’. Molte parole si possono spendere per un lavoro ben fatto come questo, ma la cosa più sensata è certamente abbandonarsi all’ascolto ovunque ci si trovi: non è un caso che il trio baustellico consigli di ascoltarlo a volume molto alto. Un plauso finale, però, lo meritano le voci – Francesco e Rachele – che si affiancano sorridenti oppure si passano il testimone senza mai strapparsi il microfono: soprattutto, riescono a sorprendere (e a sorprendersi, vogliamo immaginare) intarsiando continui enjambement col brivido dell’istante che arriva.
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Amen - Tracklist:
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-2. No steinway*
-1. Spaghetti western*
1. E così sia
2. Colombo
3. Charlie fa surf
4. Il liberismo ha i giorni contati
5. L'aeroplano
6. Baudelaire
7. L
8. Antropophagus
9. Panico!
10. Alfredo
11. Dark Room
12. L'uomo del secolo
13. La vita va
14. Ethiopia
15. Andarsene così
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* Ghost tracks - in negativo....

5 commenti:

Ursula ha detto...

i Baustelle sono qualcosa di splendido. dal vivo ancora di più.

lozirion ha detto...

Ciao! :) Benvenuta nel mio blog! grazie della visita e del link! :)

Si, i Baustelle sono veramente dei grandi, anche se, mi spiace dirlo, ma dopo aver fatto questo album si sono un po' venduti al mercato.... Vedere il pienone a un concerto dei Baustelle dove la maggior parte della gente conosce solo Charlie fa surf mi delude jun po'....

Ursula ha detto...

grossa verità.
è una canzone commerciale, in fondo. abbiamo comunque la fortuna di impossessarci di tutte le altre.

lozirion ha detto...

Già, e il bello è proprio quello.... E' questa cosa che distingue chi ama la musica da chi si limita ad ascoltare la radio.... :)

Ursula ha detto...

radio e tv fanno schifo.
ma possono darti indicazioni, qualche valido si trova.