venerdì 7 marzo 2008

Giovanni Allevi ha "La musica in testa"



Giovanni Allevi ha dieci anni. In casa sua c'è un pianoforte ma lui non può toccarlo. Un giorno supera il divieto e incontra la musica. Da quel momento Giovanni Allevi ha la musica in testa. Un libro scritto con delicatezza: il pianista diviene per noi un personaggio e la sua storia piena di aneddoti curiosi un piccolo romanzo.

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"Non bisogna mai aver paura di rompere le regole, se è il nostro cuore a chiederlo. Mai temere di destabilizzare un sistema: è nella sua natura la necessità di cambiare. Ma soprattutto bisogna sempre trovare il coraggio di esporsi, di osare, di mettersi in gioco: è un dovere dell’artista!"

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Il libro è scritto con delicatezza. Il protagonista è un giovane pianista. Sappiamo che ci sarà il lieto fine, perché conosciamo il successo di Giovanni Allevi. Eppure non possiamo che rimanere coinvolti dalla sua storia. Così finiamo per tifare per lui. In questo libro, Giovanni Allevi diviene per noi un personaggio e la sua storia piena di aneddoti curiosi un piccolo romanzo: questo è il nostro approccio alla sua autobiografia.

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Il suo primo incontro con il pianoforte avviene all’età di dieci anni. Giovanni Allevi lo definisce “un appuntamento quotidiano con la trasgressione”. Il padre e la madre sono maestri elementari con un passato da musicisti, lui clarinettista, lei cantante lirica. In casa quindi non è difficile sentir parlare di musica, poter ascoltare dischi di classica. E naturalmente c’è un pianoforte. Un Bachstein. Il pianoforte però è riservato esclusivamente alla sorella maggiore di Giovanni. A lui è invece severamente vietato avvicinarsi allo strumento. La musica è una cosa seria, non un gioco. Un giorno però Giovanni trova in una piccola scatola una chiave d’argento. Con quella apre il pianoforte e scopre la tastiera di tasti neri e bianchi. È l’inizio della sua avventura nella musica. Ogni giorno per molti pomeriggi Giovanni incontrerà il pianoforte, in gran segreto, e imparerà a conoscerlo sempre meglio. Un inizio da bambino prodigio che da autodidatta scopre le prime nozioni musicali e impara a riconoscere a orecchio le note musicali che sente nei dischi. Giovanni è un bambino timido, che sta per conto suo, si sente brutto, non viene invitato alle feste. In compenso forse per sublimazione alla carente vita sociale riesce bene negli studi e naturalmente si dedica anima e corpo al pianoforte. Una passione che lo porta a viaggiare. Inizialmente per la penisola italiana, in treno, senza i soldi per pagarsi una camera d’albergo, magari per un concerto con poche persone. Si trasferisce a Milano per frequentare il Conservatorio Giuseppe Verdi. Vive in un piccolo monolocale. E proprio a Milano, una città che Giovanni ama molto, si consumano i suoi primi passi importanti da concertista, qui si alternano le sue prime delusioni e i suoi primi successi. Si mantiene lavorando come cameriere in aziende di catering, svolgendo supplenze alle scuole medie come insegnante di educazione musicale. Nel libro Giovanni Allevi vive una doppia dimensione. Da una parte ci appare come l’uomo più solo del mondo, nella sua condizione di artista. È solo quando si tormenta, quando è nervoso, dubbioso, ma è anche solo quando deve promuoversi, procacciarsi un concerto. E Giovanni Allevi è forse l’ultima persona che un artista assumerebbe come manager, per la sua imbranataggine e il suo ristretto spirito sociale. Eppure la sua più grande nemica, l’ansia, gli viene in soccorso e lo porta a compiere gesti eclatanti, imprese da ultima spiaggia, che finiscono però per risultare vincenti.In altri momenti invece Giovanni Allevi diventa un uomo circondato. In questa seconda dimensione lo scopriamo non solo ma dentro il suo destino di artista chiamato a condividere il suo tempo con gli altri, ovvero il pubblico. Il pubblico, piccolo o grande esisterà sempre nella vita del pianista Giovanni Allevi. Ha sempre inseguito un dialogo, ha sempre sentito come un’urgenza l'affermazione tra gli altri.

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