venerdì 9 maggio 2008

Brian Eno mette un pò di colore ai coldplay


A detta di Chris Martin 'Viva la vida or death and all his friends' (viva la vita o la morte e i suoi amici) è il primo album 'a colori' dei Coldplay. O meglio, il primo in cui la band inglese si sente abbastanza sicura del proprio successo da provare a percorrere nuove strade senza l'incubo di dover ragionare, scrivere, e cantare come i golden boy di 'Trouble' o di 'In my place'. Se 'Violet hill', col relativo video girato dalle parti di Enna, è stato un pugno nello stomaco a tutti quelli che avrebbero voluto sentire il quartetto inglese reincidere 'Parachutes' per l’eternità, il resto del disco (in uscita il 13 giugno) ribadisce la sua voglia di disimpegnarsi da quel suono 'Mtv addicted' che ne aveva frenato gli slanci durante la lavorazione del predecessore 'X & Y'.
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Il nuovo corso della band inglese è cominciato da The Bakrery, l’ ex panetteria di Fleet Road, nel quartiere residenziale di Hampstead al Nord di Londra adottata dai Coldplay come quartier generale; una casetta tipo Mary Poppins, dipinta di verde, accanto il wine bar 'Ravel’s Bistrot'. Qui, una sala di registrazione a loro disposizione ventiquattro ore su ventiquattro in cui lavorare senza il bisogno di emigrare negli studi 'belli e costosi' di mezzo mondo. Poi sono arrivati due produttori di gran nome quali Brian Eno e (su consiglio di Win degli Arcade Fire) Markus Dravs, e infine un amico di vecchia data, l’ex manager Phil Harvey rientrato apposta dall’Australia per sovrintendere alle registrazioni e smussare gli spigoli della band nei momenti più delicati. Opera che gli è valsa un posto da zquinto Coldplay nei crediti riportato sul libretto del cd. Il risultato sono dieci canzoni, tre delle quali con due corpi e due titoli distinti, in bilico tra i violenti archi della stessa 'Viva la vida' e i retaggi anni Sessanta di quella 'Cemeterys of London' che sembra lambire i lidi di 'The house of rising sun', dall’imperioso crescendo organistico di 'Lost!' all’epilogo 'nascosto' di una 'The escapist' che sembra riportare Eno addirittura ai tempi antichi della trilogia berlinese di Bowie.
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"Brian ha portato slancio, esaltazione, follia, sensualità, dandoci un tocco alieno e molto Roxy", ammette Martin commentando l’opera del produttore, reduce da un passo falso, 'The boy with non name' dei Travis, e da un gran bel disco incapace però di cogliere i risultati sperati come 'Surprise' di Paul Simon. Ma lavorando a 'Viva la vida or death and all his friends' l’alchimista elettronico non si è fermato davanti a nulla; ingaggiando addirittura un illusionista per rilassare i suoi pupilli prima delle registrazioni e incidendo alcuni cori in una chiesa di Barcellona per far loro respirare il giusto clima madrigalista. Anche se, cosa abbastanza paradossale per il produttore principe degli U2, il suo risultato maggiore Eno l’ha colto ripulendo per quanto possibile la musica dei Coldplay dagli invadenti influssi di Bono e The Edge. "Abbiamo registrato gran parte del disco praticamente in presa diretta disposti nello studio di registrazione come se ci trovassimo su un palco" spiegano i quattro.
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"Eno e Dravs hanno idee molto chiare e pretendono da te altissimi standard qualitativi. E’ il loro modo di lavorare: prendere o lasciare". Il risultato di tutto questo lavoro, non sempre digeribile al primo ascolto, si potrà apprezzare già dai due concerti, il 16 giugno alla Brixton Academy di Londra e il 23 al Madison Square Garden di New York, nell’attesa di varare il tour vero e proprio che dovrebbe approdare in Italia a fine settembre.
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Se sulla copertina del disco c’è la Marianne francese dipinta un secolo e mezzo fa da Eugène Delacroix nel suo 'La libertà che guida il popolo' oggi conservato al Louvre, il titolo pesca altrove. I nomi più o meno bizzarri, d’altronde, sono sempre stati una caratteristica di Martin (capace di chiamare senza un filo di rimorso Apple e Moses i figli avuti da 'Iron woman' Gwyneth Paltrow) e 'Viva la vida or death and all his friends' non fa eccezione, proveniendo dalla natura morta 'Viva la vida, l’ultimo quadro di Frida Kahlo "anche se, chissà perché, la gente è portata ad associarlo più facilmente a Ricky Martin".

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