martedì 20 maggio 2008

Recensione - Superhero


Regia: Craig Mazin
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Genere: Comico
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Cast:
Drake Bell - Rick Ricker/Uomo libellula
Sara Paxton - Jill Johnson
Christopher McDonald - Lou Landers/Uomo clessidra
Leslie Nielsen - Zio Albert
Kevin Hart - Trey
Marion Ross - Zia Lucille

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Rick Riker, parodia del più noto Peter Parker, durante una visita scolastica viene punto da una libellula geneticamente modificata e si ritrova in dotazione una serie di superpoteri che non gli impediscono, però, di combinare dei superdisastri. Dopo essersi creato un costume ad hoc, si presenta alla città come l'Uomo Libellula, in lotta contro l'Uomo Clessidra, zio del suo rivale in amore, determinato a perpetrare una strage di massa per assicurarsi l'immortalità.
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Sulla falsariga della trilogia di “Spiderman”, con qualche incursione nell'infanzia di “Batman”, nei numeri di prestigio dei “Fantastici Quattro” e nella scuola per ragazzi iperdotati degli “X-men”, si dispiega Superhero – Il più dotato dei supereroi, per la regia di Craig Mazin, già co-autore di due volumi di Scary Movie. “Stupido”, letteralmente: “sono stordito, resto attonito”. Non c'è aggettivo etimologicamente più adatto a commentare la natura di questo prodotto e la reazione che suscita. Dispenser di facile cinismo e umorismo fritto in olio vecchio, del divertimento promesso non reca traccia. Lanciare lo scienziato disabile Stephen Hawking giù dal tetto, prendere a craniate il Dalai Lama, fare pipì nei pantaloni o venire interrotti durante una dichiarazione d'amore dall'inesauribile gas intestinale di zia Lucille, più che lo spasso induce la pietà per David Zucker, responsabile di cult come L'aereo più pazzo del mondo e Una pallottola spuntata!, ridottosi a produrre la serie zeta.
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La parodia è un genere che, fortunatamente, non morirà mai, ma Superhero ha certamente provato ad ucciderla. Forse voleva essere coerente con se stesso, visto che la ricetta di base di questa riscrittura prescrive che il protagonista, l'attore e musicista Drake Bell, sia condannato a uccidere tutti coloro che si mette in testa di salvare. Ma è una trovata che allontana troppo il clone dal suo modello, pregiudicando ancora una volta l'effetto ridicolo. Come Rick, un supereroe che non sa volare, il film non riesce a dimostrare la sua ragione di esistere e manca del tutto, raffazzonato com'è, di autonomia e interesse.
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L'inserimento in coda, senza però soluzione di continuità, delle scene non inserite nel montaggio definitivo, appare, infine, come un'ammissione d'incapacità, se è vero che la comicità è prima di tutto perfezione nella misura e acuta capacità di selezione. Pamela Anderson è uno specchietto per le allodole; non compare che per qualche secondo, per giunta mezza invisibile. Anche Leslie Nielsen, nei panni di zio Albert, è confinato in uno spazio piuttosto ridotto, ma è l'unico che riesce a strappare una risata, con la solita classe di quando interpretava il mitico tenente Travis....

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