martedì 3 giugno 2008

....Addio vecchio Bo.... e grazie del rock


2 giugno 2008 - Bo Diddley, uno dei pionieri del rock 'n' roll, si è spento all'età di 79 anni a Jacksonville, in Florida, al termine di una lunga malattia.
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Diddley era diventato famoso nel 1955 con il suo primo disco, 'Bo Diddley' basato su ritmo serrato che era diventato poi il tema di fondo di quasi tutte le sue canzoni. Anche il 'lato B' del suo primo disco, ''I'm a Man', era diventato un successo immediato.
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Bo Diddley, che si presentava in pubblico con la sua inseparabile chitarra, occhiali neri e cappello nero, era da tempo in cattive condizioni di salute. Nell'agosto scorso aveva avuto un attacco di cuore, tre mesi dopo essere stato colpito da un ictus mentre era impegnato in un tour di esibizioni in Iowa. L'ictus aveva danneggiato la sua capacita' di parola e si stava sottoponendo da mesi a terapia di riabilitazione.
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Se Elvis era la voce e l'immagine dell'infanzia Rock'n'Roll, Bo Diddley - insieme con l'amico-rivale Chuck Berry - ne era la musica: ma dato che il bambino ribelle della musica occidentale venne adottato dalla comunità bianca e il resto è storia, il manto di "Re" è finito sulle spalle del performer Presley mentre l'autore Ellas McDaniel, in arte "Bo Diddley", si è dovuto accontentare di passare alla storia per aver inventato il ritmo che porta il suo nome, il che per un musicista rimane pur sempre una bella soddisfazione.
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Nato nel 1928 nel Mississippi, lasciò la carriera di carpentiere fulminato sulla via di Chicago da John Lee Hooker, ed insieme a Berry fu uno dei chitarristi che prepararono la mutazione che nei primi anni Cinquanta portò dal blues al rock and roll: suo marchio di fabbrica è il "Diddley beat", il particolare ritmo poi imitato da tutte le band degli anni Sessanta, Rolling Stones in testa; tanto che spesso le sue canzoni sono su un solo accordo e a variare è solo l'intensità dell'accompagnamento.
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La sua immagine bizzarra - compresa la chitarra rettangolare, prima autocostruita alla quale seguirono copie fabbricate dalle marche più importanti come la Gretsch - e i testi spesso umoristici gli valsero anche la conquista di una fetta di mercato "wasp": il crossover gli permise di partecipare anche all'Ed Sullivan Show - dove, invece di cantare il tradizionale "Sixteen tons", eseguì la sua omonima "Bo Diddley", suscitando le ire del presentatore.
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Bo fu tra i primi artisti di rock and roll ad avere nel suo gruppo una presenza femminile - la più famosa delle quali è Norma Jean Wofford, alias The Duchess, chitarrista altrettanto brava - e tra i primi a costruirsi in casa uno studio di registrazione.
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Nel periodo che va dal 1954 al 1963 - anno in cui girò l'Inghilterra conquistando numerosi adepti tra i quali Yardbirds e Pretty Things - compose numerosi hit: "500% more man", "Hey Bo Diddley", "Mona (I need you baby)", "Road runner", "I'm a man", "Who do you love", "You can't judge a book by its cover", per un totale di ben 11 album. Nei decenni successivi continuò a esibirsi, da solo o a fianco di altre leggende che non si lasciavano scappare la possibilità di averlo sul palco: Grateful Dead, Tom Petty and the Heartbreakers (che avevano sempre una canzone di Diddley in scaletta).
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Addio caro vecchio Bo, grazie di tutto, e mi raccomando, imbraccia la tua bella chitarra rettangolare e stendi tutti anche lassù....

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