lunedì 23 giugno 2008

....Uno, nessuno, e OTTANTAMILA!....

VENEZIA - Vasco Rossi come uno, nessuno e ottantamila. Tanti erano gli spettatori arrivati ieri al Parco San Giuliano di Mestre per il concerto del suo "Live.08 tour" in cartellone all'Heineken Jammin' Festival. Non saranno stati i 150 mila che l'accolsero a Imola qualche anno fa, ma il colpo d'occhio sul grande Parco al centro della laguna di Venezia era comunque impressionante, trasformato fin dalle prime ore del pomeriggio in un bivacco di tende per ripararsi dal sole. Erano lì tutti per lui, pronti a cantare in coro per tre ore filate di concerto, ma l'intolleranza dimostrata in altre occasioni per i gruppi di spalla stavolta si è trasformata in indifferenza, come ha dimostrato il rapido set dei Marlene Kuntz, che si sono esibiti nel tardo pomeriggio, con il sole ancora alto, subito prima del Blasco, di fronte a un mare di striscioni dedicati solo al rocker di Zocca alzati in modo quasi provocatorio.
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Vasco ha sostanzialmente ripetuto il concerto già visto nelle date tutto esaurito che ha tenuto negli stadi delle maggiori città italiane, e non è affatto escluso che molti tra gli ottantamila ragazzi arrivati al Parco San Giuliano avessero già visto uno dei suoi recenti concerti. Ma ad un concerto di Vasco si torna perché è soprattutto una festa, un sabba rock che si ripete ogni volta con gli stessi elementi, rinnovando però con la stessa forza l'emozione ed l'identificazione con il proprio idolo.
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Lo spettacolo è stato lo stesso, stessa scaletta, è cambiato solo il palco, con quell'enorme gioco di specchi relegato sul fondo e un po' depotenziato negli effetti di luce. Vasco è apparso sul palco grande dell'Heineken Jammin Festival dopo aver pronunciato la frase fuoriscena che accompagna i suoi ultimi show: "Il filosofo Spinoza diceva che chi detiene il potere ha sempre bisogno che le persone siano affette da tristezza. Noi siamo qui questa sera per portarvi un po' di gioia". Esattamente come nelle numerose date del tour, e a questo punto manca solo la data allo stadio San Filippo di Messina, il prossimo 4 luglio.
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"Qui si può solo piangere e alla fine non si piange neanche più" canta nella canzone che dà il titolo al nuovo album, Il mondo che vorrei, in cui distilla tristezza e disperazione facendo ancora centro anche tra i più giovani, un disco che rappresenta la vera ossatura di questo travolgente show e che esegue quasi per intero. Dopo Qui si fa la storia si ascoltano in fila Cosa importa a me, Dimmelo te, Vieni qui. Poi passa all'album Gli spari sopra del '93 e dopo La noia cambia il testo di Non appari mai, un pezzo critico sul lavaggio del cervello praticato dalle televisioni, quando canta con ironia: "Qui siamo tutti belli e buoni, votiamo tutti Berlusconi".
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La prima parte del concerto si chiude con T'immagini che Vasco recupera dal passato, un segnale che il disincanto del nuovo disco Il mondo che vorrei ha radici lontane, e con Siamo soli, la canzone pià ascoltata tra le tende del parco nel pomeriggio, la più attesa dal suo pubblico, che infatti l'accoglie con un boato che squarcia l'aria.
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Per recuperare i brani più amati dal suo pubblico, quelli che proprio non può evitare, Vasco nei bis si presenta sulla scena in un siparietto acustico: si ascoltano Toffee, Ridere di te, Brava Giulia, Dormi dormi, Va bene, va bene, tornata nei suoi live dopo dieci anni. Il finale è tutto per Vita spericolata: la interpreta solo piano e voce, la introduce dicendo "c'è una puntualizzazione che devo fare" e inizia con un "io" che nel testo non c'è ed è chiaramente indirizzato a Tricarico che dal palco del Festival di Sanremo gli aveva fatto il verso con la sua "Una vita tranquilla". Gran chiusura, come da tradizione per Vasco, con Albachiara: tripudio.

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