lunedì 16 marzo 2009

Recensione - The Drones - Havilah


“Havilah” è il quinto lavoro in studio dei Drones, band australiana fra le più interessanti dell’ultima generazione. Il disco prende il nome dal nuovissimo continente dove il frontman Gareth Libbard e la compagna – la bassista Fiona Kitschin – hanno recentemente acquistato un cottage, dove è avvenuta la genesi compositiva del successore di "Gala Mill", la loro precedente incisione del 2006.
L’altra metà della ritmica è affidata a Michael Noga, mentre alla chitarra si è verificato l’avvicendamento fra Rui Pereira e il nuovo Dan Luscombe.

Lasciata parzialmente in secondo piano l’aggressività che caratterizzò gran parte dei primi lavori, con questo nuovo album i Drones portano un sound più ricercato, più studiato e significativo, che ricorda molto grandi artisti del calibro di Tom Waits su tutti, e, in alcuni tratti, i Nick Cave e i suoi Bad Seeds, oppure i Crazy Horse del grande Neil Young. Ma a parte questi richiami, Libbard e soci ora cercano di aumentare il numero degli ingredienti per evitare di ripetersi, aggiungendo massicce dosi di cantautorato sofferto e metropolitano in grado di ricordare molto da vicino l’autore di “Swordfishtrombones” e “Rain Dogs”. L’esperimento è perfettamente riuscito, e “Havilah” può ritenersi il più lavoro più completo dei Drones, con caratteristiche in grado di facilitare l’approccio anche a chi sia poco avvezzo a sonorità fuori dagli schemi mainstream. E questo anche grazie alla presenza di almeno un paio di brani facilmente digeribili: “The Minotaur”, con una intro che non dispiacerà affatto agli amanti dei Queens Of The Stone Age e un outro così dissonantemente Pixies, e una meraviglia intitolata “Oh My”, da candidare subito all’Oscar come best alt-rock song dell’anno.

L’iniziale “Nail It Down” (già pubblicata qualche mese fa in versione Ep, insieme alla già citata “The Minotaur”) è una lunga cavalcata elettrica (a tratti struggente), a metà fra il Nick Cave più elettrico e il Tom Waits più dannato, e posta così in apertura dà un in un certo modo il tono all’intero album.
“I Am The Supercargo” ha un andamento secco ed epico, una di quelle canzoni che soltanto delle vere star sono in grado di costruire, arricchita per di più da due soli (uno centrale e uno conclusivo) dissonanti al punto giusto, senza strafare.
La stessa giusta misura non si riscontra invece su “Luck In Odd Numbers”, quasi nove minuti di rock swingato (ma sempre con le dovute aperture soniche) tirato un tantino per le lunghe.

Anche quando lo scenario appare superficialmente calmo, sottopelle pulsa vivo un cuore che produce blues elettroacustici intensi e oscuri. E anche quando le chitarre si lanciano in soli al vetriolo, tutto resta chiaramente sotto controllo, riuscendo a bilanciare in modo naturale i diversi toni del disco.
Fa un certo effetto constatare come ben si coniughi la voce sofferta e dolorosa di Libbard con le trame acustiche e vagamente inquietanti di “Penumbra” e con le sinuose slide che condiscono “The Drifting Housewife”.
I momenti intimistici e rilassati sono senz’altro più numerosi che in passato, e la presenza di brani come “Cold And Sober” e “Careful As You Go” spostano il baricentro del lavoro verso una maggiore serenità complessiva.
Quando poi i giochi sembrano ormai chiusi, sboccia come un fiore nel deserto la conclusiva “Your Acting’s Like The End Of The World”, un inatteso, superbo uptempo pop che fa guadagnare ulteriori punti ad "Havilah" e potrebbe schiudere interessantissimi scenari futuri per la band australiana.

Più equilibrati che in passato, i Drones sfornano una prova di livello superiore, un disco che ha tutte le carte in regola per diventare un classico, in grado di poter suonare immediatamente familiare anche a coloro che per la prima volta si affacciano nell’affascinante mondo di questi signori del nuovissimo continente.


Tracklist Havilah:

1. Nail It Down
2. The Minotaur
3. The Drifting Housewife
4. I Am The Supercargo
5. Careful As You Go
6. Oh My
7. Cold And Sober
8. Luck In Odd Numbers
9. Penumbra
10. Your Acting’s Like The End Of The World

5 commenti:

Emma Pomodoro ha detto...

Grazie per essere diventato lettore del mio blog :)

Massi ha detto...

Prima di tutto,complimenti per la recensione;secoda cosa il gruppo già lo conoscevo,l'ho scoperto grazie ad una amica,e non mi è dispiaciuto

lozirion ha detto...

@Emma Pomodoro: E' un piacere leggere il tuo blog.... E grazie della visita! :)

@Massi: Grazie dei complimenti, troppo buono.... Anch'io l'ho scoperto non molto tempo fa, e secondo me sono veramente molto bravi, soprattutto visto il genere particolare che fanno, l'alt-rock è spesso seguito da un pubblico pretenzioso, molto facile a lanciare subito il paragone con quei mostri sacri di Tom Waits o Neil Young, e lì capisci che è molto facile perderlo questo confronto....

Massi ha detto...

In effetti.Cmq i complimenti tu li puoi fare a me per le mie recensioni,a proposito sta settimana parlerò di Tommy degli Who,ed io nn posso farli a te?

lozirion ha detto...

@Massi: Ma certo! il mio "troppo buono...." è una di quelle frasi di circostanza che si dicono per non sembrare uno sbruffone, ma in realtà mi fa veramente piacere, soprattutto e i complimenti arrivano da un altro appassionato di musica.... :)

Ps. Dai dai che fremo per leggere cosa dirai di Tommy!.... :)