martedì 10 maggio 2011

L'ultimo riff di Keith Richards


Ciao a tutti!

Qualcuno dice che ci sono soltanto due maniere di stare al mondo, vivere la vita o lasciarsi vivere da essa, ed è evidente quale delle due strade abbia scelto Keith Richards. Keith è uno dei miti del rock, uno di quei mostri sacri che mettono soggezzione al solo nominarli, e forse l'ultima traccia dei Rolling Stones dei tempi d'oro. Non che adesso i quattro giovincelli della linguaccia siano da buttare, anzi, possono permettersi ancora oggi di farsi lucidare le scarpe da qualunque musicista o cantante dei giorni nostri, però gli Stones di oggi sono venuti a patti con la loro realtà, in quattro arrivano alla bellezza di 270 anni ed è ovvio che non possono più essere quei diavolacci che facevano urlare le ragazze ai concerti e che vivevano in pieno quel "Sex, drugs and rock'n'roll" diventato il motto della vita da rocker; oggi gli Stones vivono del mito che loro stessi hanno creato, si godono la soddisfazione di unire tre o anche quattro generazioni, arrivano ai concerti in limousine, utilizzano coreografie da milioni di dollari e finito il concerto se ne tornano in albergo senza groupies, in tutto questo c'è poco dei cattivi ragazzi di "Lascereste uscire vostra figlia con uno dei Rolling Stones?", c'è poco dello stile di vita on the road, almeno fino a quando l'autista apre la portiera e dalla limousine si intravedono una bandana, la faccia più rugosa del mondo e magari l'espressione contrariata di chi la portiera se la vuole aprire da solo....

Keith Richards è questo, l'ultima traccia di una delle più grandi leggende della musica, e a 67 anni suonati ha deciso di mettere per iscritto tutta la sua vita, fatta di musica, donne, alcol e droghe, soddisfazioni, dolore, rimpianti, esagerazioni e tossicodipendenza, una vita vissuta al massimo, una vita veramente incredibile e che, messa nero su bianco, si intitola "Life", "Vita", semplice quanto significativo, così come l'immagine in copertina, perchè Keith, al di là del mito, è semplicemente Keith, e la sua vita è semplicemente vita, per quanti episodi, a volte davvero incredibili, possano averla caratterizzata.

Nella sua biografia Keith racconta tutto, senza nè timori nè tantomeno vergogna, racconta della nascita degli Stones, delle torunèe, dei guai con la legge e della tossicodipendenza, parla della vita on the road, delle esagerazioni e delle paure, racconta episodi anche molto personali e intimi, racconta cosa significa essere uno dei Rolling Stones, il bello di essere adorato da milioni di persone e il brutto di essere accusato di aver aizzato i popoli a sommosse, disordini e vita fuori dagli schemi, racconta il suo rapporto con le droghe, di come all'inizio fosse convinto di poter fare ciò che voleva del suo corpo senza rendere conto a nessuno, di come le droghe si sono fatte pesantemente largo nella sua vita diventando indispensabili (addirittura racconta di aver passato momenti in cui nascondeva cocaina, marijuana e altro in qualunque angolo, per non rimanere mai senza), di come poi, con l'eroina, era la droga ad avere il controllo su di lui, e di come ha preso coscienza del fatto che doveva rendere conto a sè stesso e ai suoi cari di ciò che faceva col suo corpo. Le droghe hanno avuto un grosso ruolo nella vita di Keith, ed è ovvio che occupano una grossa parte anche della sua biografia, ma non c'è solo lo sballo in questi 67 anni, ci sono sensazioni, emozioni, c'è il dolore di aver perso il figlio Tara, morto poco dopo la nascita mentre lui era in tournèe, c'è l'amore trovato con Patti Hansen e c'è la forza di riprendersi dalla grave dipendenza dall'eroina, grazie a Patti e ai loro figli, dipendenza che lui stesso dice di essere finalmente riuscito a sconfiggere, e che però gli resta indelebilmente addosso, ma soprattutto "Life" parla della dipendenza più forte di cui Keith è schiavo, l'unica droga di cui non può e non vuole fare veramente a meno da quando l'ha incontrata, e cioè la musica, il pilastro della sua intera vita, la sola costante di un'esistenza vissuta a mille all'ora.

Quello che risulta evidente leggendo questo libro è che nella vita di Richards è successo veramente di tutto, ma che il filo conduttore, il fulcro di tutto è la musica, Keith racconta di come ha incominciato ad appassionarsi alla musica, ad avvicinarsi al blues e alla chitarra, di come artisti come Chuck Berry, Robert Johnson o Muddy Waters fossero in qualche modo la sua seconda famiglia, racconta di come ascoltava i dischi dei grandi bluesman fino allo sfinimento e di come cercava di imitarli, racconta di come poi si è creato un modo proprio di comporre i pezzi e di suonare, di come sono nati il sound ruvido e i riff storici che contraddistinguono i quattro britannici, di cosa è significato essere la più grande rock band del mondo, racconta delle divergenze, delle liti e degli screzi che ogni tanto rispuntano fuori, soprattutto con il suo compagno d'avventura e di composizione Mick Jagger, racconta di settimane intere passate a cercare il sound perfetto e soprattutto di come ancora oggi lo sballo più grande glielo diano le vibrazioni di un blues.

Ogni qual volta si parla di un personaggio come Keith Richards, e ogni qual volta esca un libro come questo, in genere il pubblico si spacca in due, da una parte chi, da appassionato di rock e affascinato dalla vita esagerata, lo legge con la curiosità rivolta alle pazzie, alle esagerazioni e alla spericolatezza, e dall'altra chi invece, convinto di trovare soltanto questi aspetti, si rifiuta a priori di leggerlo. Bé, magari non sempre, ma di certo in questo caso entrambe le fazioni si sbagliano alla grande, "Life" non è semplicemente un insieme di pazzie di uno che se è ancora vivo deve ringraziare il padre eterno (o forse il diavolo, chi lo sa?), nè tantomeno è una consacrazione della vita sregolata, ma bensì il racconto di un uomo di 67 anni, che si guarda indietro e vede la sua vita, fatta di cose belle e cose brutte, di grandi successi e di grandi fallimenti, di orgoglio e di rimpianti, una vita piena, nel bene e nel male, che, grazie alla bravura di James Fox nel riportare le sue parole su carta, Keith sembra raccontare la sera, davanti a un caminetto, con la familiarità di chi parla a un amico confidando pensieri, segreti e sensazioni. Insomma, chi si aspetta un inno al "Sex, drugs and rock'n'roll" rimarrà deluso, perchè Keith non va fiero di tutto ciò che ha combinato, anzi, la sola cosa di cui va assolutamente fiero è l'aver dato tutta la sua vita per la musica, e, checchè ne possano dire i soliti benpensanti, questo è un libro davvero istruttivo, un libro intenso e ricco di sfaccettature, un libro che gli appassionati devono assolutamente leggere, ma che sono sicuro saprebbe conquistare anche e soprattutto chi di solito certi libri li snobba, per cui se appartenete a questa seconda categoria seguite il mio consiglio, preparate lo stomaco perchè c'è davvero di tutto, ma leggetelo, perchè questo è l'ultimo grande riff del grande Keith Richards....

5 commenti:

Massi ha detto...

I migliori dischi degli Stones sono arrivati con lui sul ponte di comando.Molti vedono in Jagger il leader del gruppo,ma chi conosce minimamente la storia degli Stones sa perfettamente che chi tira i fili è defilato sulla sinista.Sul fatto che vivano nel loro mito è vero,ma sul palco dimostrano di avere ancora tanto da insegnare,il problema è fare piacere le enormi coreografie a Mr Keith

lozirion ha detto...

@Massi: Si, è evidente che l'anima musicale del gruppo è lui, poi Mick è un fenomeno sul palco, ma il lavoro sporco non lo fa di certo lui....

Bè, il fatto di viversi il loro successo era semplicemente riferito al fatto che giustamente a quasi 70 anni se la prendono un po' più comoda, poi sul palco non li batte nessuno, e quando li ho visti qualche anno fa' ne ho avuto la conferma, non c'è niente da fare, sono eterni....

Massi ha detto...

@Loz:Hanno la pelle dura:hanno fatto tour in condizioni ben diverse rispetto a quelle attuali e per me se la godono di più ora

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