giovedì 26 maggio 2011

Musica dalle cantine - Sakee Sed

Ciao a tutti!

Un paio di anni fa' avevo deciso di aprire questa pseudo-rubrica per presentarvi quelli che secondo me sono gli artisti o i gruppi emergenti più interessanti, e dopo ben due anni finalmente ho trovato un po' di materiale di cui parlarvi, quindi si riparte con Musica Dalle Cantine! Perchè questo titolo alla rubrica? Perchè la cantina è uno dei luoghi dove si trovano i ragazzi alle prime armi per suonare e sognare di formare una band e vivere di musica, e poi perchè è il luogo nascosto di una casa, che non si nota ma che spesso conserva vini eccezionali, bottiglie che per anni sono rimaste lì naascoste, a fermentare e maturare, fin quando qualcuno apre la porta della cantina, le prende, le stappa e scopre quanto sia buono il vino che c'è dentro....

Direi che non c'è metafora più adatta al gruppo che sto per presentarvi, visto che loro di cantine e di vino certamente se ne intendono.... Marco Ghezzi e Gianluca Perucchini sono due ragazzi bergamaschi, rispettivamente classe '84 e '86, che, spesso accompagnati dalla "Family", un gruppo di artisti amici (tra cui anche Roberta Sammarelli, bassista dei Verdena), compongono, scrivono e suonano veramente bene, e ci tengo a precisare che questo giudizio non è dettato nè dal fatto che siano bergamaschi come me e nemmeno dal fatto che il buon Perucchini sia stato mio compagno di classe alle scuole medie, ma solo ed esclusivamente dall'ascolto dei loro pezzi. Nascono e suonano per qualche tempo sotto il nome di De Seekas, proponendo pezzi accostabili al cosiddetto Stoner-rock, finchè non appoggiano le mani su un impolverato pianoforte di Cincinnati che loro in amicizia chiamano Howard, e che li trasporta in una dimensione insolita, un'atmosfera a tratti allegra e a tratti dormiente, a volte in preda a deliri psichedelici e altre volte divertente e scherzosa, decidono così di cambiare registro, a partire dal nome, che viene semplicemente letto allo specchio, diventando Sakee Sed. Howard, come dicono loro stessi, li proietta in un immaginario saloon polveroso, tanto realistico da poterlo quasi toccare, e anche la loro musica cambia irrimediabilmente, cominciando a prendere venature marcatamente folk, con una spolverata di country e un pizzico di blues quanto basta, pur rimanendo ancorata all'indie rock.

Così, ipnotizzati da Howard, i Sakee Sed si appoggiano al bancone del saloon e tra un whiskey, un bicchiere di vino e una sana scazzottata mettono in musica le loro storie, storie che trasmettono paranoie, paure, sensazioni strane, botte da sbronza e soprattutto la voglia di raccontare, raccontarsi e prendersi anche un po' per il culo. I due prendono 13 di queste storie deliranti e divertenti e le schiaffano sul loro album d'esordio, intitolato "Alle basi della Roncola" (la Roncola è un monte vicino Bergamo). L'album riceve ottimi riscontri da parte del pubblico e della critica, ne parlano siti di musica indie, ma anche magazine come Blow Up e Rolling Stone; nei poco più di tre quarti d'ora di durata dell'album si susseguono tutte le sensazioni che si possono provare nel saloon a notte fonda, quando a fare compagnia è rimasto soltanto il barista con il grembiule indosso e lo straccio in mano, quando si è talmente ubriachi da raccontare tutte le proprie paure, ma anche quando la compagnia è più folta e si ha voglia di ballare qualcosa, di prendersi in giro e divertirsi, il sound è un cocktail di influenze italiane e internazionali, nella musica dei Sakee Sed c'è un po' di Tom Waits e un po' degli Afterhours, un po' dei Cure e un po' di Johnny Cash, c'è un po' di country del far west e un po' del cantautorato italiano "di nicchia" in stile Capossela, appoggiati su una solida base di tipico indie-alternative rock italiano, il tutto accompagnato dal sempre presente Howard e da un sacco di strumenti diversi, dal banjo all'organo, chitarre elettriche e acustiche, ukulele e quant'altro. A mio avviso nel disco ci sono due vere perle, rappresentate da "Walzer" e "Caffè degli artistici", oltre all'interessantissima "Vermouth & baby", ma di certo quello che traspare dall'ascolto dell'intero album è che i Sakee Sed sanno quel che fanno quando prendono in mano i loro strumenti, hanno tecnica e una buona maturità artistica nonostante siano al debutto, e, cosa non poco importante, vivono in prima persona la loro musica, si divertono, scherzano parlando del più e del meno e poi d'un tratto si fanno seri e malinconici, però poi per fortuna sul bancone bagnato scivola un altro bicchiere e Howard torna a dare ritmo cadenzato e voglia di non pensarci e ballare.

A pochi mesi di distanza arriva poi il primo EP, autoprodotto come il precedente, che, giusto per ribadire le atmosfere etiliche di "Alle basi della Roncola", si intitola "Bacco". L'EP è composto da 5 brani che riprendono a grandi linee il lavoro precedente; qui il ritmo delle sensazioni è un più alto, quello che era cupo nel primo album ora diventa buio pesto, e di contro quello che era simpatico e divertente diventa travolgente ed esilarante. C'è spazio anche per "C'è stato un party", brano di soli 2 minuti ma secondo me geniale, con tanto di rumore di posate e bicchieri a tempo di musica.... divertente anche il video della Title track, con i due vestiti da marinai e animazioni realizzate in stop motion.

Insomma, ridendo e scherzando i Sakee Sed hanno sfornato 18 pezzi che mescolano il classico e la sperimentazione, questi due ci sanno veramente fare, e per chi è avvezzo all'indie rock sono sicuro che saranno una bella scoperta, per chi invece non lo è servirà forse più di un ascolto per comprenderli, come succede per ogni gruppo di questo genere, certo è che questo è solo l'inizio, Ghezzi e Perucchini hanno in cantina ancora parecchio vino, e chissà come sarà la prossima bottiglia....

Se vi è venuta voglia di ascoltarli questo è il loro Myspace:
http://www.myspace.com/sakeesedfamily

Non mi resta che alzare un bicchiere per i Sakee Sed e augurare buon rock a tutti voi!

5 commenti:

Blackswan ha detto...

Li ho ascoltati.Molto interessanti,soprattutto quando prendono derive bluesy.Se si affrancano da un certo stile Afterhours,a mio modesto avviso,possono trovare una dimensione più originale.Le idee ci sono e si percepisce passione.Da seguire con molta attenzione.

Massi ha detto...

Dovrei ritirare anche io fuori il Wikimax,e appena avrò una mattinata da perderci su mi ci ributterò(sto ascoltando parecchio jazz in questo periodo,e l'idea di parlarne mi frulla già da un pò), cmq concordo con Blackswan seguono troppo gli After,ma che sanno suonare e che hanno delle ottime idee si sente

lozirion ha detto...

@Blackkswan: Bè, intanto mi fa piacere averti incuriosito e che ti siano sembrati interessanti, e poi si, sono d'accordo, anche secondo me dovrebbero staccarsi dallo stile degli After, però il fatto che dopo il primo album siano usciti solo con un EP mi fa pensare che abbiano in mente una virata, chi lo sa....

@Massi: Infatti, è da un po' che aspettiamo il Wikimax, mi raccomando! Se poi parli di jazz io ti sostengo a priori.... ^_-
Come dicevo a Blackswan, sono perfettamente d'accordo, e mi fa piacere di averti stuzzicato la curiosità.... ^_^

Massi ha detto...

@Loz:Essendo uno di loro mi interesso di chi come me si sbatte per proporre la propria roba,oltre ad essere attratto subito dalla passione che ci si mette

lozirion ha detto...

@Massi: Solidarietà fra artisti.... Bravo! ^_^