lunedì 2 settembre 2013

Hail To The King - Musica pesante per ascolti leggeri


"Sarà un disco pesante, senza cazzate dubstep o elettroniche, il sound sarà old school", questa era stata la dichiarazione rilasciata diverse settimane fa dagli Avenged Sevenfold riguardo a "Hail to the king", sesto lavoro della band californiana capitanata da M. Shadows. Ecco, questo è il tipo di dicharazione che insinua a tempo zero diversi dubbi su quello che potrà essere il risultato, soprattutto se si sta parlando di una band come gli A7X, nata quando l'era del metal classico era finita da una buona decina d'anni e caratterizzata - se non altro per ragioni anagrafiche - da un sound molto derivativo e influenzato dalle deviazioni stilistiche più disparate, dal glam all'industrial, dall'hardcore punk al metalcore, fino alle derive dell'alternative metal (sempre che si possa seriamente dare una definizione di "alternative").

Una "nuova fase" l'hanno chiamata Shadows e soci, una fase di ricerca delle radici della propria musica, di "ritorno al passato" se vogliamo, che però porta con sè un concreto rischio, e cioè quello di scavare a fondo, arrivare alle radici, ma non essere in grado di afferrarle. Non si tratta di una questione tecnica (se così fosse i dubbi sarebbero molti meno), ma soprattutto cognitiva, perchè senza stare a fare discorsi retorici - di quelli che "I Sabbath fino a Master Of Reality, i Metallica fino al Black Album e i Judas Priest fino a British Steel, il resto è merda derivativa" - va detto che viaggiare fino alle origini di una musica di cui non si sono vissuti gli anni migliori è un'operazione non facile, perchè la contestualizzazione storica ha la sua importanza, ma anche e soprattutto perchè prevede uno spietato confronto con artisti, gruppi ed album fondamentali che non ammette scusanti: se si dichiara apertamente di andare alle radici del metal è inevitabile che titoli come "Paranoid" facciano la loro apparizione, e nessuno si sognerà mai di dichiarare un album di questi anni migliore del debutto dei Sabbath, ma in fondo è proprio quel tipo di sound, quell'approccio e quelle vibrazioni che ci si aspetta di trovare, così come nel nostro caso - visto che Zacky Vengeance ha dichiarato che il gruppo si è concentrato "sul core dell'heavy metal" - nel bene o nel male, giusto o sbagliato che sia, il giudizio deriverà sempre e comunque da quanto Rob Halford o Bruce Dickinson potrebbero storcere il naso o quante volte il compianto Ronnie James Dio si rivolterebbe nella tomba...

Nell'ottica di questi indeclinabili raffronti, ascoltando "Hail to the king" la prima domanda che salta in mente è sul motivo per cui gli Avenged Sevenfold abbiano sentito il bisogno di fare un album come questo; perchè incidere undici brani che altro non sono che citazioni, tributi e scopiazzature nemmeno troppo rielaborate dei mostri sacri di cui si parlava poco fa? Quel che viene da pensare è che per afforntare questa "nuova fase" la band abbia bisogno in qualche modo di ripartire dai fondamentali, e allora prima di tutto via definitivamente il cantato metalcore e spazio ad una vocalità che con gli anni ha deviato sempre più verso un approccio più classico, heavy e a tratti epico. Secondo elemento "nuovo" è sicuramente la predominanza di riffoni ed assoli chitarristici tipici del genere, mai così presenti nei precedenti lavori del gruppo, così come la componente epica, dai rintocchi di campane a morto che aprono l'iniziale "Sherpard of Fire" fino alla intro corale in latino di "Requiem". Anche la batteria si fa più canonica e detta i tempi della vera "mutazione" del sound A7X, perchè con i tempi regolari svanisce ogni possibile attitudine punk sia nel cantato che nella ritmica, per la quale il basso resta imbrigliato nelle strette logiche di un sentiero ben delineato. Non è assolutamente un male, nessuno si aspetta qualcosa di nuovo da un album dichiaratamente heavy metal, ed ogni reinterpretazione o rielaborazione di un sound considerato "classico" porterebbe fuori dal seminato, oltre la definizione del genere incanalandosi in sottogeneri più o meno moderni; quel che però suona straniante (se non un punto di demerito soprattutto dal punto di vista dei fan della prima ora) è il fatto che ad intraprendere questo percorso sia una delle band che maggiormente negli ultimi anni ha dimostrato di saper rendere originale una musica estremamente derivativa quale è per forza di cose il metal suonato negli anni '10 del ventunesimo secolo, mettendoci del proprio, mescolandola con stili ed approcci differenti, e così sentirli non solo suonare heavy metal, ma un heavy metal di facile ascolto - quasi radio-friendly si potrebbe azzardare - assomiglia molto ad un segno di cedimento perlomeno in quel che riguarda l'originalità e la creatività.

Non fraintendetemi, "Hail to the king" è un album che si lascia ascoltare più che degnamente, è suonato in modo impeccabile e di certo è poco criticabile se analizzato singolarmente e slegato da logiche di continuità stilistica o altro, ma altrettanto certo è che non nasconde nulla, che difficilmente ci si possano trovare delle chicche o degli spunti degni di nota, insomma, si presta benissimo ad un ascolto anche distratto, nelle nottate stanche passate a cazzeggiare in gruppo o nelle cuffie dell'i-pod per darsi la carica mentre si fa jogging. Non un disco essenziale quindi, ma forse - credo che il beneficio del dubbio sia ancora applicabile - semplicemente un album di passaggio prima di un prossimo cambio di rotta definitivo e (speriamo) più ispirato; se così fosse ben vengano le pesanti scopiazzate (parlare di citazionismo è troppo poco) da Guns N'Roses ("Doing Times"), Metallica ("Hail to the king") e Iron Maiden ("Coming home"), ben vengano anche "Crimson day" e la bonus track "St. James", rispettivamente power ballad e classicone metal in crescendo pescate a piene mani ancora una volta dal repertorio di James Hetfield e soci, se heavy metal classico dev'essere che così sia!

Stiamo a vedere quel che succederà con i prossimi lavori, ma nel frattempo - nonostante qualche pecca soprattutto nella seconda parte del disco - l'ascolto di "Hail to the king" passa senza problemi le prove air guitar e headbagging, e per questo si merita la sufficienza, l'heavy metal - sound old school o no - in fondo è anche questo...

Voto: 6

Tracklist

 1. Shepherd of Fire
 2. Hail to the King
 3. Doing Time
 4. This Means War
 5. Requiem
 6. Crimson Day
 7. Heretic
 8. Coming Home
 9. Planets
10. Acid Rain
11. St. James (Bonus track)




5 commenti:

Nella Crosiglia ha detto...

Caro Lozirion , come mai ho un tuo link alla fine del mio ultimo post?
Come posso eliminarlo?
Puoi fare qualcosa tu..grazie!
Io sono una frana...
Abbraccio e grazie!

Nella Crosiglia ha detto...

Caro amico mio ho sempre un tuo link inserito alla fine di ogni mio post...E non riesco ad eliminarli...
Scusami tanto ,mio caro , ma puoi fare qualche cosa?
Grazie e buona domenica!

Jen D. ha detto...

Recensione obiettiva e condivisibile. Il successo planetario degli AX7 ha generato una massa informe di haters nullafacenti. Stesso discorso dicasi per i Five Finger Death Punch. Ciao!

cooksappe ha detto...

niente mlale

Anonimo ha detto...

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